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Le classifiche a volte sono impietose.
Pensi di aver strappato un tempone, poi ti accorgi che il tipo che credevi aver messo dietro, sta beatamente avanti, pur guidando sporco o con il completino che non fa pendant con il casco e il calzino. Questo antefatto al WE passato a TREIA giusto per dire che, ovviamente, il cronometro l’ha fatta da padrone. Un cronometro a volte bizzarro, che fa capolino tra un distacco di decimi e uno di secondi, che prima ti vede a inizio classifica e poi sprofondare in basso, o a volte neanche ti considera, ti dimentica. Ma questi sono i segreti della matematica che, a noi piloti, non è dato sapere…
La partenza prevista al sabato di buon ora da Roma, slitta di poco sulla tabella di marcia. Formazione del Team che copre la quasi totalità delle categorie, monovolume 7 posti da business-class e furgone con vettovagliamenti, ricambi e mezzi. L’'arrivo previsto dal navigatore, copia perfettamente le sue aspettative, quando ci troviamo verso le 11.00 a San Lorenzo di Treia. Attorno a noi colline dolcemente arate e coltivate, un trionfo di verde ovunque, casali che sembrano manieri punzecchiano la vista con magistrale sintonia. Ci sistemiamo nel piazzale dove ha sede l'ufficio gara. Ancora c'è posto e montiamo prontamente i gazebo vicino ai colleghi di Merano della Alutech. A sentir parlare tedesco sembra d’essere ad una prova dell'europeo, ma la caciara dei Marchiciani, Umbri, Toscani e Ciociari, ci riporta immediatamente alla realtà. E non ci dispiace affatto! Un'altra area paddock è sistemata all'arrivo del percorso, più distante da noi, e da lì partono le navette. Un servizio di 4 furgoni per i rider e altrettanti per le bike. Girano come forsennati dal basso verso la cima della collina, in coppia e spingendo i motori al massimo per un servizio che al sabato è perfetto. Riusciamo a fare circa 8 discese fino alle 16.30 del pomeriggio. Di più non si sarebbe potuto fare tale era la devastazione fisica! La domenica il servizio presenterà delle lacune... 160 atleti sono tanti e forse bisognava pensare ad un maggior numero di mezzi, ma è il primo anno e l'esperienza verrà fuori con il tempo. La pista di gara si svolge dalla cima di una collina, con partenza su un enorme prato che degrada dolcemente verso valle, dove il percorso va ad inserirsi nel bosco dentro ad una gola. Molto pedalata la parte di prato e la velocità di percorrenza può sviluppare un vantaggio da poter poi amministrare successivamente. Nel prato stesso sono inseriti delle sessioni tecniche che già creano una selezione a scapito di chi è costretto a "svariantare". La compressione, dove Gigi proverà a doppiarla (!!!) stampando la visiera del TroyLee; l'uscita in salita della compressione con step-up che spara fuori traiettoria; la fossa dei coccodrilli, ovvero un salto su una voragine da attraversare con alcuni metri di volo e atterraggio su una lingua di terra; il ripidone bucato e con impettata da montagne russe da chiudere girando attorno ad un albero; Chatel, road-gap di tutto rispetto ben raccordato con atterraggio su un tavolato; il lungo doppio col tubo blu (meglio sarebbe stato un più ecologico tronco d’albero); la pedalata prima dell'arrivo in leggera salita; la esse finale su fondo borotalco... Ognuno fa le sue linee e in fondo, all'arrivo, l'adrenalina è talmente tanta che vengono meno tutti i dubbi che avevi, pochi minuti prima, al cancelletto. E' una sensazione bellissima, che non provavo da tempo! Certamente visto da fuori, sembra da pazzi fare una trasferta del genere per 3 discese. Sembra di buttare il tempo (e denaro) per stare 10 minuti in bici. Ma le sensazioni che ricevi da queste prove, sono così intense e forti e appaganti, che passa in secondo piano qualsiasi remora. La prima run sento di aver fatto le linee giuste, sono contento. La seconda forzo i ritmi e ovviamente sbaglio, trovandomi a rilanciare troppe volte in mezzo a quegli alberi. E ogni rilancio sono secondi che si accumulano. Buona la prima! In attesa della seconda run, mi attardo sul pratone sorseggiando una bottiglia d’acqua. Resto allibito quando parte l’apripista. Una “A” più grande di lui, si mostra in bella vista sugli steli della forcella. Un ragazzino pepatissimo, forse 13/14 anni, mi dicono figlio di un “opachee”, si spara un table-top sulla prima rampa, scalcia pedalate furibonde e si fa ingoiare nella compressione. Sparisce. Riappare subito dopo sullo step-up andando a cercare la sponda in legno e svanire nel ripido… Se queste sono le premesse, il ragazzino ne farà vedere delle belle in futuro al mitico Petrucci!
Già, Petrucci… Lo vedo aggredire il prato con linee inimmaginabili, strette, alla ricerca della strada più corta, lo sguardo proteso avanti, molto avanti, in un attimo arriva sulla sponda di legno in fondo al pratone. Un’altra storia, un altro mondo, un’altra guida. RESPECT!
E’ stata la seconda prova del Gravity, la prima per me di questa stagione. Tanta strada bisogna ancora fare e altre gare sono in calendario e l’esperienza degli organizzatori si affinerà ogni giorno di più. Ma il livello è alto. Scorro le classifiche. Una MASTERSPORT piena di giovani. 44 classificati con distacchi che fanno presumere a forze in campo di tutto rispetto. Le DONNE, purtroppo ancora poche, ma determinate. I MASTER che insieme arrivano a 52 classificati di cui, tra i più anziani, si strappano tempi al vertice della categoria e che con 3.09.80 si collocano al 5° posto tra gli Elite U.23! RESPECT Gli ELITE che devono inseguire come una lepre, Francesco.
E’ stata una festa… Questo carrozzone approdando nelle piazze di paesi a volte sconosciuti, diventa occasione per i partecipanti, ma soprattutto per gli abitanti, di trascorrere un we in allegria e spensieratezza, dove la passione comune non è motivo di divisione, bensì di aggregazione. E la DH è soprattutto aggregazione!
Alla prossima.
Fabio Maraca Ciccio(fanchi) |